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8 marzo 2018. Sei voci femminili ci raccontano cosa significa essere donna oggi

 

Principesse o sguattere. Streghe vergini o meretrici. Donne in carriera o senza spina dorsale.

Ogni donna, almeno una volta nella vita, si è sentita “etichettata”, si è vista assegnare un marchio in cui non si è riconosciuta. Per questa festa della donna, per questo 8 marzo sempre più svilito nel suo significato più profondo, abbiamo deciso di ascoltare proprio loro, le donne. Una sinfonia di voci al femminile, espressione dei tanti talenti che vivono, lavorano e amano in questo pezzo di terra, incastrato tra terra, cielo e ulivi, chiamato Valle d’Itria.

A loro abbiamo chiesto cosa significhi – in un momento storico segnato da continui atti di violenza ma, allo stesso tempo da nuove consapevolezze – essere donna. Ne è nata una mappa per decifrare le donne del nostro tempo e della nostra terra, un amuleto per non perdersi, un antidoto alla paura.  

 

Anna Maria Montinaro

Operatrice Culturale – Presidente Presìdi del libro e referente del Presidio del libro di Martina Franca

 

Anna-Maria-Montinaro

«Essere donna oggi vuol dire scegliere un sentiero più arduo da percorrere, ma di certo emotivamente ed intellettualmente più intenso. Accanto ai ruoli tradizionali di madre e compagna si fa sempre più frequente quello di lavoratrice che non è disposta a rinunciare alla sua libertà e alle sue passioni, nemmeno sotto il ricatto di una vita tranquilla e comoda, al riparo dai problemi. È questo il mio messaggio per le giovani fanciulle: sappiate dare un senso alla vostra esistenza, perché solo da ciò trarrete la forza per non dover subire mai scelte di altri.»

 

 

 
Erminia Colucci

Docente universitario a Middlesex University London, psicologa e documentarista fondatrice di Movie-ment

 

erminia colucci

«Non ascoltate chi cerca di buttarvi giù. Scoprite le vostre passioni, i vostri interessi, coltivatene di nuovi  e realizzatevi nella donna che volete essere, al meglio che potete: che sia fare la mamma a tempo pieno o diventare docente universitaria ed una viaggiatrice come me. Ma lungo il tragitto restate sempre in contatto con la vostra parte femminile (notate che ho detto ‘femminile’ e non di donna), inclusi il prendersi cura di voi stesse e degli altri, l’onestà, l’altruismo, la dolcezza. Ho visto fin troppe donne che rincorrendo la carriera hanno assunto quelle parti spiacevoli attribuite alla mascolinità. Invece, io vorrei vedervi diventare donne che sanno tenere i pugni stretti quando occorre (e nel mondo contemporaneo spesso ingiusto e brutale questo serve sempre più spesso), ma che continuano anche ad accarezzare ed aprire il cuore a chi ne ha bisogno. Dream Big and Never give up!»

 

Marianna Cardone

CEO Cardone Vini Classici – La festa delle donne del vino: si racconta la parte femminile del comparto produttivo

 

Marianna-Cardone

«Nel nostro settore, ancora oggi, la presenza della donna non è così diffusa. E non perché non ne siamo in grado. Anzi. Si parla di retaggi culturali e di non conoscenza del fatto che il nostro sesso sia capace di diversificare le proprie abilità. Noi donne abbiamo tutte le carte in regola per condurre un’azienda vitivinicola e, allo stesso tempo, fare l’enologa o addirittura essere leader di un team di aziende che cooperano. La preparazione professionale è d’obbligo oggi più che mai, non solo nel mio settore. Per questo alle donne che vogliono guardare al mio mondo consiglio solo di essere caparbie e orgogliose di fare bene come solo noi sappiamo fare.»

 

 

  Eligia Napoletano

Digital Pr

Eligia Napoletano

«Sono nata due ore dopo lo scoppio della centrale nucleare di Černobyl’ e per gli economisti sono una vera millennials. Sono nata nel periodo storico in cui è necessario avere velocità di reazione, flessibilità e capacità di imparare in fretta e di adattarsi continuamente a nuove situazioni e nuovi stimoli. Sono un’amante della tecnologia, a tal punto che nella vita sono diventata una Digital Pr.  Amo le donne e cerco di collaborare e instaurare, soprattutto con loro, rapporti di lavoro e amicizia. La complicità che si innesca fra di noi è speciale a tal punto da far emergere tutta la voglia di riscatto che negli anni ci ha portate a isolarci e a non credere in noi stesse. Una cosa devo ammetterla: in questo lavoro, noi donne abbiamo un vantaggio. Nell’era del “tutto e subito”, spesso è necessario un approccio femminile, che si traduce in avere molta attenzione nei progetti e possedere tanta pazienza. Perché si sa, i risultati non sono immediati e, spesso, non è bene che lo siano. A volte rischiamo di disperderci e di infilarci in percorsi che non ci interessano, che non ci piacciono, che non corrispondono alle nostre aspettative. Una sperimentazione graduale ci permette di esplorare possibilità meno evidenti, di scoprire percorsi che non avevamo immaginato e di ottenere il successo che meritiamo.»

 

Monica Contini

Attrice

Monica-Contini

«Ai tempi in cui la lotta femminista aveva un forte senso e non un’accezione così negativa come adesso, abbiamo ottenuto grandi risultati e molte cose sono cambiate. L’8 marzo era la Giornata di tutte le donne, per ricordare e rafforzare il cammino di conquiste fatto e quello ancora da fare. Purtroppo negli anni ho visto la Giornata trasformarsi in una “festa” banale dove consumismo e stupidità si danno la mano. Un consiglio? Donne! Basta rose e ristoranti! Ricercate e riscoprite le vere origini dell’8 marzo. Riflettiamo e ripartiamo, insieme, alla conquista di quei tanti diritti che sono ancora lontani.»

 

 

 

Angela Lacitignola

Coordinatrice del Centro Antiviolenza “Rompiamo il silenzio”

A lei, in ultima battuta, abbiamo chiesto quale significato possiamo trovare oggi nella Festa della Donna. 

Angela Lacitignola

«8 Marzo 2018. Giornata Internazionale della Donna. Una festa, istituita nel 1917, per ricordare le pari dignità delle donne e per raccontare sacrifici, lotte e conquiste al femminile e che oggi, vediamo, crescere all’ombra di logiche meramente commerciali.  Il mio lavoro, come coordinatrice del Centro Antiviolenza Rompiamo il Silenzio che opera nel territorio di Martina Franca, mi porta a essere in contatto quotidianamente con donne vittime di violenza. E proprio da loro ho imparato che essere donna, ancora oggi, è una conquista che non si esaurisce in una celebrazione, ma che deve essere portata avanti tutti i giorni, in contrapposizione ad una cultura che vuole decidere il nostro posto, il nostro ruolo, quello che dovremmo fare e quello che non dovremmo fare, a quello che dovremmo sentire o dire. Ho capito che la differenza non è sempre sinonimo di ricchezza, ma può diventare sinonimo di violenza. Quella violenza che nasce tra le mura di una casa, sul luogo di lavoro, in un post maschilista sui social. A tutte le donne dico che in ognuna di noi esiste una forza che può diventare rivoluzionaria per noi stesse e per la società, basta riconoscerla e metterla a disposizione di tutte/i coloro che pensano che la differenza sia un’occasione di arricchimento e non un attacco alla propria identità individuale, culturale o sociale.»

 

Immagine di copertina: @Malika Favre

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