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Come nasce un cappotto Hevō? Lo abbiamo chiesto a Mauro Gianfrate

Giovane, intraprendente e ora CEO del brand di outerwear maschile made in Puglia, Mauro Gianfrate ha vinto la sfida della terza generazione. Con 70 anni di storia alle spalle, ha aperto nuovi orizzonti all’azienda di famiglia. Perché, tra il passato e il futuro, ci dice, è il nuovo ad attrarlo.

L’azienda è nello stesso posto in cui è nata 70 anni fa, ma quando entriamo nell’ufficio di Mauro Gianfrate nulla ci parla del passato: arredi minimal e contemporanei, il cui bianco è interrotto solo dal colore dei cappotti appesi tutti intorno a noi. E mentre risponde alle nostre domande, ritorna alla mente un articolo di qualche anno fa del Sole 24 Ore che sosteneva che le imprese familiari difficilmente riescono a superare i 75 anni di vita. 75 anni che corrispondono, in genere, con la terza generazione. L’unico modo per garantire vita e longevità all’azienda di famiglia –  e qui l’articolo riportava il pensiero dello storico economista austriaco Joseph Schumpeter – è creare qualcosa di nuovo: un prodotto, un processo, un nuovo mercato. 

Quello che del resto ha fatto Mauro Gianfrate che affronta, non senza difficoltà, il nuovo per dar continuità al vecchio. Ed Hevō, nuovo brand di outerwear maschile, lanciato qualche anno fa sul mercato proprio da Mauro, ne è la chiara dimostrazione.

Hevō: un nome in grado di aprire orizzonti. Suggestivo, potente. Da dove nasce?

Le nostre collezioni si caratterizzano per la voglia di evocare la tradizione sartoriale, evolvendola in nuove vestibilità e nuove combinazioni di stili e tessuti. Due parole, evolvere ed evocare, che non sono state scelte a caso, tant’è che sono alla base del nostro claimhevō, hevōlution, hevōcation. Inventare, infatti, non è un obbligo o almeno non per tutti. Se l’identità è forte, a volte basta studiare il passato, rivisitare o riproporre solo cogliendo il meglio e presentandolo ad un utente giovane – in cui giovane non è solo una questione anagrafica – che scoprirà o riscoprirà il valore della tradizione.

Un passato da cui partire per guardare al futuro…

Abbiamo un grande archivio del passato, quasi settant’anni di storia della nostra famiglia, da cui traiamo costantemente ispirazione. Questo è il nostro punto di partenza. Evocare le nostre tradizioni traducendole in capi contemporanei è la nostra mission. A questo aggiungiamo una profonda attenzione al territorio e una costante ricerca in tutto ciò che si ascrive a stile, gusto, design, trend. Cerchiamo di cogliere e interpretare i segnali dal futuro e applicarli al nostro prodotto.

 

hevo_01_cappotto uomo ai 2017/18

 

E in che modo ci riuscite?

Sicuramente partendo dalla ricerca sui tessuti e sui materiali. Prendiamo ad esempio questo cappotto [Ci mostra un capospalla della collezione AI 2018]: a primo impatto sembra realizzato con un tessuto tecnico, no? E invece è lana… Ci siamo chiesti, perché non sfruttare le “proprietà naturali” della lana, tessuto four season per eccellenza, combinandola a tessuti tecnici innovativi? Il nostro segreto è proprio questo: sfatare e svecchiare i luoghi comuni – come in questo caso –  e proporre nuove soluzioni, dal gusto contemporaneo. Tutto ciò è possibile grazie a un grandissimo rispetto del passato.

Dal “capano” al cappotto. Quanto la tradizione sartoriale di Martina Franca ha influito nella cifra stilistica di questo brand?

È parte integrante del nostro dna. Ricordo un antico telaio appartenente a mio padre, un macchinario con il quale loro hanno tessuto le prime fitte lane del mitico “Capano”. Alcuni anni fa abbiamo riprodotto questo antico tessuto in un vecchio convento, è stato molto emozionante. Naturalmente questa tipologia di tessuto è oggi poco fruibile e molto complicata da riprodurre pur avendo una profonda conoscenza di tutti i tessuti alla ‘vecchia maniera’. Siamo dunque andati alla ricerca di nuovi materiali sviluppati dalle più importanti aziende del settore per poter dare ai nostri capi un sapore, un gusto, un valore speciali.

 

hevo_01_cappotto uomo ai 2017/18

 

Quello che abbiamo fatto è stato semplicemente far tesoro della nostra grande storia, del valore dell’artigianalità, trasformandoci in una giovane realtà in grado di competere sul mercato globale, oggi ampiamente riconosciuta e apprezzata nel panorama internazionale e tra gli addetti ai lavori grazie a Hevō. L’ufficio stile guidato da Fabio Falcetta ha saputo riportare il marchio all’attenzione del pubblico più attento e moderno, giovane non solo anagraficamente – come dicevamo all’inizio – incontrando il gusto di una clientela internazionale sempre più alla ricerca di capi sartoriali ma attuali e confortevoli. Questa è per noi la chiave.

Ci sembra di capire che c’è un legame forte con Martina Franca che, in un momento in cui è molto diffusa la pratica della delocalizzazione, non è così scontato.

E’ vero. Circa settant’anni fa, proprio in queste terre [indica lo spazio che ci circonda] la nostra famiglia è stata tra i precursori nella produzione dei capispalla. Ricordo che la moglie di mio prozio – allora sarto – andava a comprare le pezze in Toscana senza dir niente al marito: aveva gettato le basi della produzione industriale… Oggi continuiamo a lavorare su quelle stesse terre: l’intera produzione, infatti, è concentrata qui, a Martina Franca. Per noi, terza generazione, è quasi un obbligo morale portare avanti quanto iniziato.

 

hevo_01_cappotto uomo ai 2017/18

 

Innovazione, tradizione, territorio. Le chiavi del vostro successo. Come far avvicinare anche i più giovani, molto smart ma poco artigiani, al mondo della sartoria?

Trovo un po’ passata l’immagine di sartorialità intesa come la sarta che cuce i capi: attorno a noi – e con questo intendo i nuovi mercati che stanno prendendo sempre più piede, dalla Cina alla Corea –  è tutto un creare, sperimentare, innovare. In questi paesi, la “responsabilità” della tradizione non esiste: i giovani stilisti hanno tutta la libertà, sia di pensiero che di azione, per dar vita a qualcosa di “mai visto”. Anche sbagliando. In Italia, in alcuni casi, la tradizione sartoriale che ci portiamo dietro, se subita, può essere d’ostacolo al cambiamento. Io, invece, credo che i giovani debbano essere messi nella condizione non solo di lavorare, ma anche di sbagliare, senza sentire il peso delle aspettative, perché a volte è proprio dagli errori che può nascere qualcosa di rivoluzionario, nuovo, inedito.

Perché avete scelto di usare i nomi di alcune città pugliesi per denominare i cappotti della collezione AI 2017/18?

Abbiamo scelto di dedicare i capi alle città pugliesi proprio per sottolineare l’amore verso la nostra terra e cercare di suscitare nei nostri compratori esteri curiosità verso le nostre bellissime cittadine, veri e propri gioielli del territorio, “facendo sistema”.

 

hevo_01_cappotto uomo ai 2017/18

 

La novità della collezione AI 2017/18?

Abbiamo studiato forme over, capi quasi unisex da far indossare a lui ma, all’occasione, anche a lei.

Il capo di punta della collezione AI 2017/18?

Sicuramente Conversano, un capo over da portare sia in maniera elegante sia con spirito active-wear con tuta e sneakers.

Dietro l’acquisto di un capo made in Italy c’è sempre anche una scelta etica. Quale messaggio vorresti lasciare all’uomo che acquista un cappotto Hevō?

Decidere di acquistare un capo made in Italy significa fare una scelta. È un importante riconoscimento: significa valorizzare l’artigianalità, il know how e la creatività italiani, significa attestarne la qualità, la cura per i dettagli e la passione di chi lo ha concepito e prodotto.

 

Cappotto Hevō Conversano

Cappotto Hevō Conversano

Cappotto Hevō Cisternino

Cappotto Hevō Cisternino

Giaccone Hevō Terlizzisi

Giaccone Hevō Terlizzisi

Giubbino Hevō Specchia

Giubbino Hevō Specchia

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