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“Viva il cinema! Viva il teatro! Viva tutto”

Donato Demita si racconta ai nostri microfoni: fra cinema e teatro.
 
 

Cosa ti ha portato a fare lattore? 

“Non so, probabilmente una serie di incontri o forse è stata una ‘questione di sensi’: sai quando entri in un posto, come è stato per me il teatro, e senti subito di appartenergli? Ecco. O come quando incontri una persona e capisci di appartenere a lei e te ne innamori.
Ad oggi le mie scelte sono determinate da una certa esperienza maturata nel tempo, non più così istintive come da ragazzo. Ma è comunque una sensazione che ti chiama a sé. Come ‘un vento’ che senti di dover seguire. Credo sia stato proprio così all’inizio ed è tutt’ora così…”.

 

Fare lattore è una scelta professionale o è una scelta di vita? 

Il talento è nelle scelte. Tu decidi e scegli in che direzione andare poi alla musica ci pensa la vita, tu devi ballare a tuo modo, scatenarti. Imparare a dire No è fondamentale, perché è nel percorso a lungo termine che emerge l’attore che sei. Ultima cosa: essere sempre pronti, sempre in movimento… hop hop! – direi: scelta di vita”.

Quali sono state le tre figure che hanno influenzato la tua curiosità artistica?

“C’è una lista lunghissima di figure che mi hanno influenzato menzionarne tre è impossibile, meglio menzionare tre categorie. La prima: tutti i grandi artisti, quelle persone che hanno assecondato la propria natura con grande onestà e dedizione, non parlo solo di cinema o teatro, anche nello sport, nell’arte, nella scienza…in generale: da Bruce Lee a Mohamed Alì, da Marcello Mastroianni a Massimo Troisi, da Antonio Rezza a Vasco Rossi, Gipi, Fellini, Scola, Castellucci, Raffaello e Michelangelo. La seconda categoria è formata dalle persone a me care: gli affetti con i quali sono cresciuto come i miei genitori, mio nonno, quelli legati alle prime sensazioni, ai profumi, ai sapori… Ultima, quella che mi sta più a cuore: le persone semplici, emarginate, considerate folli e ultime dalla società…persone libere, geniali, sagge”.

 

Nonostante la tua giovane età, hai maturato esperienza sia in teatro che al cinema. Ti senti più a tuo agio sul set di un film o sul palcoscenico?

“Sono due situazioni molto differenti ma comunque resto a mio agio in entrambe: in teatro si crea uno spazio-tempo che cambia e muta lentamente, molto dilatato, determinato dalla tua interpretazione e dal respiro del pubblico. Nel cinema c’è un ritmo che viene dato da fattori esterni di natura più tecnica, il tempo è frammentato ed è una squadra gigante che lavora allo stesso obiettivo ognuno con il suo ruolo indispensabile. Ricerco sia nel cinema che nel teatro uno specifico ritmo, cambiare il passo è la prima regola, divertirsi la seconda…
Ritmo! Ritmo! Ritmo!”.

 

Qual è stata lesperienza più significativa della tua carriera?

“Tantissime. Il debutto giovanissimo al Piccolo Teatro di Milano, poi il Teatro alla Scala, il cinema, Netflix e i progetti futuri sicuramente (di cui non posso parlare). Poi, gli incontri che ti cambiano la vita. Come quello con Carlo Formigoni, mio maestro di teatro e di vita. Sicuramente l’incontro più significativo. È stato lui a dirmi che avevo tutte le carte per entrare in un’accademia di teatro. Poi l’arrivo alla Paolo Grassi a Milano, Ida Kuniaki e altri maestri. Le primissime esperienze quando ero ancora un bambino nelle recite scolastiche, le notti stellate attorno al fuoco a far spettacoli e cantare in questa atmosfera onirica. Ed è proprio nel gruppo scout che, i miei capi hanno voluto assegnarmi una specialità ad honorem, “Attore”, appunto. E da lì qualcosa è cambiato dentro di me. C’è stata la primissima esperienza in teatro, a Martina Franca al Teatro Verdi, con la compagnia “Scena Muta” una commedia ispirata da un’opera di Eduardo De Filippo, “Uomo e Galantuomo”. E lì fra il pubblico c’era una persona che lavorando con Carlo Formigoni mi propose di fare un laboratorio con Carlo. Avevo 16 anni e mi sono ritrovato fra attori più grandi di me che collaboravano da anni con Carlo Formigoni ed ho iniziato a lavorare da subito con lui. Conclusa la maturità ho fatto la scelta di trasferirmi a Milano, scelta suggerita dallo stesso Carlo, che mi ha formato anche in questo coraggio di spingermi sempre oltre”.

 

Quali sono le principali difficoltà che si incontrano con il lavoro teatrale? E per i film?

“Sicuramente sia nel teatro che nel cinema ci sono difficoltà di ogni genere. Io sono dell’idea che si debba mantenere un’attitudine vitale e una certa promessa con sé stessi. Lavorare sulla rinascita, ci provi, fallisci, ti rialzi e ricominci… Penso che sbagliare possa essere anche molto divertente, ma soprattutto, indispensabile.”

Molti giovani vogliono svolgere la tua professione perché attratti dalla facilità con cui si raggiunge il successo – motivati più da glamour che da talento. Come si colloca un buon attore in questo trend?

“Un bravo attore diventa un attore di successo quando è lui a far accadere qualcosa. “Successo” è il participio passato del verbo “succedere”, se qualcosa succede il pubblico lo riconosce. Tutti i grandi artisti hanno lavorato su un preciso ritmo, su un tipo di leggerezza, di amore universale, tanta ricerca quotidiana, tantissimo lavoro.
Il percorso deve essere molto concreto, più è concreto e più le persone ti cercano perché il pubblico più che cercare bravi attori cerca un pezzo di loro stessi, ricerca la vita. E l’attore deve invece cercare sé stesso in maniera spaventosamente profonda. Non perdete tempo a cercare qualcos’altro…tempo perso…”.

 

Quali qualità deve avere un attore?  

“Ognuno dovrebbe seguire la propria natura e farlo secondo misura, come credevano nell’antica Grecia. Non lo so… mi piace ricordare questa storia: un Elton John giovanissimo chiese ad un cantante: “cosa devo fare per diventare un cantante?” questa la risposta: “Scrivi una canzone ragazzo…” il resto è storia. Se vuoi fare l’attore…vai!”.

Qual è il tuo consiglio per i giovani aspiranti attori? 

“Osare. Consiglio di non tradirsi per nessuna ragione al mondo, di non lasciarsi andare al caso. Far sì che qualcosa accada, la risposta è dentro di te. Quindi lasciamo che qualcosa di autentico accada. Vai come sai! mi dice spesso un mio amico, ecco: “Vai come sai!””

 

Dove sarà Donato Demita tra dieci anni?

Spero qui, me lo auguro. “Non lo so” però è la mia risposta preferita. Quindi dove sarò “non lo so”, spero di essere rimasto un bambino sperduto e di avere attorno a me le persone che amo.

“Viva il cinema! Viva il teatro! Viva tutto”

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