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Donne che hanno cambiato il mondo: 5 storie da leggere ai nostri bambini

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Rita Levi Montalcini, Nellie bly, Kate Sheppard, Claudia Ruggerini, Ipazia: cinque storie di donne che hanno cambiato il mondo. Da leggere ad alta voce ai nostri piccoli…

Cos’è per te il potere?

La domanda che ci frullava per la testa da diversi giorni è nata dopo aver letto le tesi di alcuni economisti secondo le quali le attuali venti-trentenni, una volta raggiunto il potere, riusciranno a ricostruire il mondo secondo nuove regole permeate delle specificità femminili. Quello che ci aspetta, insomma, è quello che in molti hanno definito un umanesimo responsabile, in cui al centro del fare impresa o politica o innovazione ci sono le relazioni, l’individuo, la comunità.

Ma quanto letto su un giornale corrisponde a un nuovo sentire tra le donne?

E qui torniamo alla domanda con cui abbiamo aperto l’articolo: qual è l’idea che le donne hanno del potere? Abbiamo chiesto alla nostra cerchia di conoscenze, tra amiche e collaboratrici, tutte over 18 e under 35. La risposta è stata, nella maggior parte dei casi, la stessa. Sentirsi libere di essere se stesse, di essere come vogliono, di diventare quello che desiderano.

Una consapevolezza nuova del proprio sé frutto anche dei movimenti delle donne che nello scorso secolo hanno sconvolto lo status quo e hanno reso i desideri femminili più forti. Ma il passato non sempre insegna e la libertà va scelta ogni giorno, chiedendoci di essere tenaci e testarde.

Per questo le storie delle donne che hanno cambiato questo mondo devono essere conosciute, raccontate, tramandate: non tanto come esempio da seguire, ma quanto come monito per ricordarci che non si deve ogni volta ricominciare daccapo la nostra battaglia. Qualcuna, prima di noi, ha già buttato giù le tante barriere. Dobbiamo solo imparare a ricordarcene. E a continuare.

Queste battaglie sono state portate avanti da tante, tantissime donne, in epoche e culture diverse, attraverso atti di gentilezza o di resistenza, testimoni con le loro azioni e le loro vittorie della forza del cuore e della mente. Lotte contro le dittature, le disuguaglianze, i pregiudizi e gli stereotipi; lotte per veder realizzati i propri desideri e i propri sogni, anche a costo di nascondere la propria identità, anche dietro uno pseudonimo maschile.

Proprio come avviene ancora oggi. Per questo abbiamo scelto la storia di cinque donne – molto delle quali sminuite o addirittura scomparse dai libri di storia, quasi che quest’ultima fosse solo stata scritta da una parte dell’umanità, quella maschile – che sono poi cinque storie di libertà. E di potere. Quel potere di cambiare il mondo. Da leggere ai vostri figli e alle vostre figlie a volte alta. Con l’auspicio che siano contagiose.

 

Rita Levi Montalcini 

Scienziata

rita levi Montalcini

 

«Nella vita non bisogna mai rassegnarsi, arrendersi alla mediocrità, bensì uscire da quella “zona grigia” in cui tutto è abitudine e rassegnazione passiva. Bisogna coltivare il coraggio di ribellarsi»

Rita aveva un sogno, sin da quando era bambina: diventare una dottoressa. Un desiderio talmente forte da spingerla a iscriversi all’università, farla laureare con 110 lodi e iniziare le sue ricerche sui neuroni sin da subito. Purtroppo le leggi razziali indette da Benito Mussolini colpirono anche lei, ebrea sefardita, tanto da esser costretta a emigrare in Belgio con il suo maestro Giuseppe Levi, ebreo anche lui. Quando il nazismo arrivò anche in Belgio, dovette fuggire una seconda volta, per tornare in Italia. A Torino, nella sua stanzetta, allestì un piccolo laboratorio di ricerca: una costante, assieme a quella della fuga prima e del viaggio poi, di tutta la sua esistenza. Si dedicò ai malati, ma ben presto si scoprì incapace di vivere, con il giusto distacco, il dolore dei pazienti che curava, tanto che decise di concentrare tutte le energie sulla scienza. Era la strada giusta: nel 1986 vinse  il Premio Nobel per la Medicina, grazie alle sue ricerche che hanno portato alla scoperta e all’identificazione del fattore di accrescimento della fibra nervosa o NGF. Una donna libera nel cuore e nelle azioni.

 

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Nellie Bly 

Reporter

 

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«Che cosa, tranne la tortura, può produrre la follia più di certi trattamenti? Prendete una donna sana fisicamente e mentalmente, rinchiudetela, tenetela inchiodata a una panca per tutto il giorno, impeditele di comunicare, di muoversi, di ricevere notizie, fatele mangiare cose ignobili. In due mesi sprofonda nella follia»

Era la fine dell’800 quando apparve su un giornale locale un articolo dal titolo “Cosa è bene che facciano le ragazze”, che riportava una serie di improbabili riflessioni sul fatto che l’unico posto adatto a una donna fosse la casa. Qualche giorno dopo arrivò in redazione una lettera di protesta così appassionata e ben scritta che il direttore del giornale volle conoscere l’autore per offrirgli un posto di lavoro. Immaginate lo stupore quando si videro arrivare una donna! Era Nellie Bly. Iniziò così la sua carriera da giornalista, ma ben presto si dovette scontrare col maschilismo dell’epoca: a lei erano affidate solo le rubriche di moda e costume. Ma Nellie puntava ad altro: decise così di proporre un’inchiesta al New York World, diretto dal famoso Joseph Pulitzer. Si sarebbe finta malata di mente per farsi internare in un manicomio e raccontare le disastrose condizioni di vita e di igiene in cui vivevano le pazienti. Era nato il giornalismo sotto copertura. E le sue imprese non finirono qui. Nel 1889, fece una scommessa con se stessa e con chi non credeva in lei: girare il mondo, da sola, in meno dei famosi 80 giorni raccontati da Jules Verne. Ci riuscì, con un altro successo che si concluse in 72 giorni, 6 ore, 11 minuti e 14 secondi.

 

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Kate Sheppard

Suffraggetta

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«Non pensate che il vostro singolo voto conti poco. La pioggia che rinfresca l’arida terra è fatta di singole goccie»

C’era un tempo in cui gli uomini credevano che le donne fossero al mondo solo per servirli. Pensavano che le donne dovessero solo cucinare, pulire, badare ai bambini e non “impicciarsi di altro”. Non potevano lavorare, né fare sport, figurarsi votare o governare il proprio paese! Per fortuna non tutte volevano piegarsi allo stato delle cose: Kate pensava che le donne dovessero avere la stessa libertà degli uomini. Per questo iniziò la sua battaglia per far ottenere anche alle donne il diritto di voto: iniziò a raccogliere le firme per una petizione e ne raccolse così tante che divenne la petizione più lunga che fosse mai stata presentata. I legislatori rimasero senza parole. Era il 1893 e la Nuova Zelanda divenne il primo paese al mondo in cui le donne conquistarono il diritto al voto.

 

 

Claudia Ruggerini

Partigiana

claudia ruggerini_cristina portolano

«Il desiderio di combattere per la libertà è più forte della paura»

La chiamavano l’inarrestabile “Marisa la partigiana” ma lei, che di nome faceva Claudia, aveva iniziato a combattere sin da quanto era ancora bambina mentre cercava di imparare a scrivere. La sua giovinezza passò sotto la dittatura di un tiranno, Benito Mussolini: con lui al potere non si potevano leggere certi libri, vedere certi film, né esprimere le proprie idee. Claudia credeva nella libertà e decise di battersi contro di lui con tutte le sue forze. Per questo si unì a un gruppo di partigiani che lottavano per far crollare la dittatura. Divenne partigiana e consegnò, per quasi due anni, messaggi e giornali clandestini contro il regime da un posto segreto all’altro. Claudia ci lascia questa eredità: si è partigiani quando si rischia la vita lottando contro i tedeschi, ma anche quando si fa una battaglia educativa antirazzista. Perché l’esperienza del partigianato, tra le tante cose, fu una straordinaria esperienza di fraternità.

 

 

Ipazia

Matematica e filosofa

 

ipazia_di Pia Valentinis

 

«Difendi il tuo diritto di pensare, perché anche pensare erroneamente è meglio che non pensare affatto»

Avete mai sentito parlare di Alessandria d’Egitto? Tanti ma tantissimi anni fa – così tanti che immaginate non esistevano nemmeno i fogli, ma si scriveva su rotoli di carta chiamati papiri!!! – questa città era famosa in tutto il mondo per la sua immensa biblioteca: è qui che passava gran parte del suo tempo Ipazia che, con il suo papà Teone, studiava i pianeti, la posizione del Sole, della Luna e delle stelle. Diventò ben presto una magnifica filosofa e matematica, una tra le prime scienziate al mondo! Ma purtroppo gli uomini di quel tempo non apprezzavano molto questa libertà di pensiero, soprattutto se riguardava il sesso femminile: quando insegnava, ad esempio, Ipazia si rifiutava di indossare l’abito femminile tradizionale e si vestiva da studiosa, come gli altri insegnanti. Furono loro a mettere fine alla vita di Ipazia, perché una donna “non era degna, di insegnare, di parlare, di pensare”. Di lei ci restano le sue idee brillanti e il suo pensiero libero, che ci guidano come una stella, la più luminosa.

 

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To be continued…

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