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Inno al passo lento: una guida per esplorare la Valle d’Itria – Episodio 2

Continua il nostro viaggio per i sentieri meno battuti della Valle d’Itria. La volta scorsa ci eravamo lasciati su un vagone della Sud Est, oggi ci ritroviamo lungo i “tratturi” di campagna. Questa volta…

 

A piedi

 

La difficoltà più grande nell’esplorare la Valle d’Itria camminando non è nei muscoli poco allenati o nei piedi dolenti, ma nell’immensità di bellezza da ammirare, perché c’è tanto da guardare. Un contadino che ara il suo orto, il muso di un asinello che si affaccia da un muretto a secco, un fragno secolare sotto cui ripararsi. Ogni strada di campagna della Valle d’Itria può offrire tutto questo: noi ve ne segnaliamo tre, con la consapevolezza di non essere esaustivi.

 

a piedi valle d'itria slow

 

Percorso 1 • Martina Franca – Alberobello: un trekking dell’anima. Un percorso non solo naturalistico, ma anche spirituale. Quasi 14 Km nei quali, dalla fine di settembre e per un mese circa, di giorno ma anche di notte, è facile imbattersi in centinaia di fedeli e visitatori diretti al Santuario di Cosma e Damiano.

Percorso 2 • Martina Franca – Locorotondo: il percorso, di circa 7 Km, rientra tra le “Vie del Gal”. Parte dalla Stazione Ippica di Martina Franca – direzione Cisternino – sfiora la Chiesa dei Cappuccini, uno dei primi insediamenti cristiani del territorio, costeggia la cappella della Madonna dell’Arco, per poi proseguire tra vigneti, uliveti, piccoli trulli e importanti masserie. La magia di questo itinerario è data dall’immagine, ben nitida, della balconata di Locorotondo che appare agli occhi del camminatore sin da subito e che accompagna l’intero peregrinare.

Percorso 3 • Martina Franca – Cisternino: forse l’itinerario più affascinante, perché attraversa il cuore della Valle d’Itria. Il percorso, lungo più di 12 Km, attraverso una contrada molto popolosa, Contrada Sisto, e si sviluppa in un paesaggio tranquillo, silenzioso, prevalentemente agricolo. Trulli qua e là abbandonati, tipiche cappelle votive testimoni di una religiosità rurale, cespugli di erbe aromatiche e distese di campi coltivati. Merita una deviazione dal percorso – e un approfondimento – il Conservatorio Botanico de “I Giardini di Pomona”.

to be continued…

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