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Munacidd, iuria e mammone: gli spiriti che si aggirano per la Valle d’Itria ad Halloween

halloween valle d'itria

Trick-or-treat?

Usi e costumi da oltreoceano arrivano in Italia diventando consuetudine: è quello che è successo anche con la festa di Halloween, la celebre notte dei mostri e dei fantasmi in cui i bambini vestisti in maschera girano di casa in casa recitando la formula ricattatoria del dolcetto o scherzetto?

Un’americanata diranno alcuni… Una trovata commerciale diranno altri.

In realtà le origini di Halloween non hanno nulla a che fare con il paese a stelle e strisce, ma trova le sue origini nella festività pagana di Samhain, il capodanno celtico: per i Celti, infatti, l’anno nuovo non cominciava il 1° gennaio come per noi oggi, bensì il 1° novembre, quando terminava ufficialmente la stagione calda ed iniziava la stagione delle tenebre e del freddo. La vigilia di ogni nuovo anno, il 31 ottobre, era la notte – secondo il popolo celtico – in cui Samhain chiamava a sé tutti gli spiriti dei morti, facendo sì che l’aldilà si fondesse con il mondo dei vivi e permettendo agli spiriti erranti di vagare indisturbati sulla Terra. Samhain era, dunque, una celebrazione che univa la paura della morte e degli spiriti all’allegria dei festeggiamenti per la fine del vecchio anno.

Un culto, quello dei morti, molto sentito anche in Italia, tanto che ogni regione ha una propria tradizione: dai pupi di zucchero siciliani ai bacelli liguri passando per gli stinchetti liguri. I cosiddetti “ben dei morti” venivano poi regalati ai bambini a patto che recitassero con i nonni una preghiera per i defunti e ascoltassero storie e leggende paurose.

In Valle d’Itria, e in particolare a Martina Franca, di queste leggende e storie paurose – che niente hanno da invidiare al moderno Halloween – la tradizione orale ne è piena: “munacedd“, “iuria” e “mammoni” per decenni – se non addirittura secoli – hanno “abitato” i nostri paesi e gli incubi dei più creduloni.

Antonio Serio – esperto di storia locale – ci racconta che “u munacidd” è uno dei tanti spiritelli in cui prende forma la casata dei folletti del Regno di Napoli: le sue origini risalgono al 1445 – nella città di Napoli – e sono il frutto di un amore contrastato tra Caterina Frezza, figlia di un mercante e Stefano di Mariconda, garzone di un famiglia di nobili, finito con l’omicidio di quest’ultimo. Si racconta che la Frezza, alla morte dell’amato ammazzato, si rifugiò in un convento dove diede alla luce un bimbo deforme, dall’aspetto spettrale, con il corpo piccolo e la testa molto grande. Alla morte della mamma questo bambino visse della carità delle suore, aggirandosi per i bassifondi di Napoli vestito come un piccolo monaco con un piccolo cappello, alle volte rosso, alle volte nero. La leggenda vuole che gli abitanti del posto gli conferissero poteri benefici quando indossava il cappello rosso e malefici quando indossava il cappello nero. Purtroppo “u munacello” scomparve   – i suoi resti deformi furono poi ritrovati in una discarica – e da allora nacque la leggenda di “questo piccolo folletto” dispettoso e birichino.

Sempre Antonio Serio ci racconta che per molto tempo “u munacidd” servì per salvare l’onore delle donne delle famiglie meno abbienti della città di Martina Franca: costrette a prostituirsi per tirare a campare, queste donne giustificavano i soldi in loro possesso con l’incontro del “munacedd”.

Molto più spaventosa è invece la “Iuria”, una entità pelosa e goffa, che appariva di notte dormendo sul petto delle donne, tanto da arrivare a “rubarne” il respiro: la leggenda dice che avesse sembianze di un gatto o di una scimmia pelosa che lasciava lividi sulla pelle e piccole treccioline ai capelli, tanto da provocare alle povere disgraziate l’alopecia.

Infine, il “Mammone“, un personaggio ben conosciuto soprattutto dai più piccoli di Martina Franca che, per tutta l’infanzia, si sono sentiti dire “dormi sennò viene il mammone”. In realtà il Mammone è realmente esistito: nel 1779, in piena rivoluzione sanfedista, il Cardinale Ruffo assoldò un camorrista, Gaetano Mammone appunto, per dar vita a una controrivoluzione che spazzò via gli ideali giacobini.

 

Fonti

Umanesimo della Pietra – Nico Blasi

Antonio Serio – esperto in storia locale (Valle d’Itria e dintorni)

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