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Quattro dischi da ascoltare e riascoltare in questo 2018: parola di Renzo Rubino

Alla vigilia del Record Store Day, la giornata mondiale che celebra il ritorno del vinile, riprendiamo uno spezzone di un’intervista di qualche tempo fa a Renzo Rubino, giovane cantautore pugliese, reduce dal Festival di Sanremo con il suo ultimo brano “Custodire”. [Leggi l’intervista integrale].

A Renzo, cresciuto a suon di Puccini e Lucio Dalla, libero dal pregiudizio delle categorie mentali e semplicemente innamorato della musica capace di “raccontare storie”, abbiamo chiesto di consigliarci quattro album da ascoltare e riascoltare, da conservare in casa tra le cose preziose, da assaporare in silenzio, magari accompagnato solo dal fruscio di un giradischi.

E poi abbiamo provato a “vestire” ogni album con un look, quasi a dargli delle sembianze con un altro linguaggio, quello della moda, che ha in sé del connotativo importante. Del resto, se la musica è l’estensione di ciò che siamo, lo stile è un mezzo per comunicarlo al mondo. Così la scelta di ascoltare quella precisa canzone, in quel preciso momento, è un po’ come la scelta che ci troviamo a fare quando siamo davanti al guardaroba. Semplicemente, diamo forma a un’emozione.

Scopriamo allora quali album acquistare in questo 2018. Se ancora non lo avete fatto.  

 

At Least For Now

Benjamine Clementine

 

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Un album da ascoltare, leggere, pensare. Lentamente. Perché la poesia, l’importanza delle parole, doni preziosi nell’epoca dell’ultra-velocità, necessitano do tempo. Un album da avere in casa per scoprire qual è il colore della musica. O meglio i colori. Tutti quelli che Benjamine Clementine riesce a dipingere con la sua voce capace di coprire una vasta gamma tonale: più di due ottave interpretate con una timbrica calda e un’emissione intensa e potente. In “At least for Now” si scopre la storia di un ragazzo di origini ghanesi, classe ’88, nato nel sud di Londra, amante da bambino della poesia e della Bibbia, autodidatta al piano e poi giovane clochard, prima a Londra poi a Parigi, dove il passaparola tra gli “spettatori” del Metrò e i video di Youtube lo portano a diventare famoso in tutto il mondo. In questo album convivono il pathos da soul d’altri tempi, intense ballate piano-voce à la Anthony and The, pezzi pop di ampio respiro senza tralasciare rimandi al jazz e a certa musica pianistica.

Per gli animi bohémien…

 

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Mocassini Barrett

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Sound & Color

Alabama Shakes

 

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Un ritorno alle radici del rock & rollers: potevano restare dei feticci roots-rock, continuando a inebriare con il loro mix diblack soul e white rock&roll e invece, gli Alabama Shakes hanno intrapreso una strada diversa nel loro secondo album, “Sound & Color”. Questi ragazzacci statunitensi, hanno troppo fuoco nel loro sangue per non osare: così le canzoni di “Sound & Color” si avvolgono di un inebriante mix di organi, vibrafoni, archi e synth. Su tutto la voce potente, inebriante, di Brittany Howard che se ne frega delle etichette, della sottile linea di demarcazione che divide lo stile vocale R&B moderno e ciò che l’ha preceduto: semplicemente canta creando una galassia di suoni e visioni.

Per chi si sente energia pura…

 

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T-shirt Ami

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Cappello Dsquared2

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Crêuza de mä

Fabrizio De Andrè

creuza-de-ma-fabrizio-de-andrèDalla musica al titolo delle canzoni, dalle parole agli accordi, ogni dettaglio di questa opera è intriso di cura e la sua bellezza può combattere facilmente un insulto o un quarto d’ora di parolacce che sentiamo in televisione. Crêuza de mä può essere considerato il pioniere della world music: quando Fabrizio De Andrè pubblicò questo album, nel 1984, era nel pieno del decennio della vacuità e dell’edonismo. La scelta del cantautore genovese di incidere un disco in lingua genovese fu un vero e proprio atto rivoluzionario: le voci dei pescatori e delle donne del porto di Genova si mescolane ai suoni di strumenti della tradizione popolare mediterranea, per un capolavoro. 

Per chi si sente cittadino del mondo… 

 

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Cappello Altea

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Slip-on Tod's

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Vivere o morire

Motta

vivere-o-morire-mottaVivere o morire è il secondo lavoro solista di Motta: l’attitudine rock che lo contraddistingue è al servizio del racconto della sua verità. Lo fa con frasi semplici, dirette, con quella sua voce «metallica» sempre in bilico tra il cantato e il parlato. Con un album che – come il precedente La fine dei vent’anni, Targa Tenco come migliore opera prima – colpisce per un’immediatezza che non va a discapito della profondità e per l’identità sonora forte, fatta di percussioni intrecciate con archi, di atmosfere malinconiche che portano in sé uno sguardo riflessivo, ma sempre in cerca di aria. Nove canzoni sentimentali, nella migliore accezione del termine, che parlano di sentimenti ed emozioni. C’è molta urgenza espressiva dentro questo disco, il desiderio di farsi sentire, di far sentire la propria voce. Ma senza scalpitare, senza urlare. Semplicemente, “mettendo il cuore sul tavolo”.

Per chi cerca di diventare adulto…

 

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Giubbino 29-Twentynine

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Camicia Etro

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Jeans Jeckerson

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Anello Eleventy

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