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Sartorialità, streetstyle e Valle d’Itria: il Pitti Uomo 93 raccontato da Roberto Massa

Abbiamo chiesto a Roberto Massa il suo punto di vista sull’ultima edizione del Pitti Uomo, conclusasi lo scorso 12 gennaio a Fortezza da Basso di Firenze: tutti i mood e le tendenze per il prossimo autunno inverno 2018/19

Sedurre il mondo della moda non è facile: smaliziato e subissato da tantissimi eventi, settimane della moda e appuntamenti mondani, far breccia nel settore fashion è, oggi più che mai, impresa ardua.

Ma quando ci si riesce, i risultati sono eccezionali.

Lo dimostra la storia di Pitti Immagine Uomo, manifestazione internazionale, giunta proprio in questi giorni alla sua 93° edizione, che ha fatto della piccola culla del Rinascimento Italiano, Firenze, una nuova capitale della Moda. Perché se a New York, Londra, Milano, Parigi va riconosciuto il titolo di “Big Four” che lanciano mode, tendenze e anticipazione dell’haute couture, Firenze ha conquistato, a pieno diritto, il podio di “capitale dello street style”.

Merito anche di una combinazione fortunata di elementi: una bellissima città d’arte come cornice, una cucina d’autore che seduce palati di ogni parte del mondo, un’antichissima tradizione artigianale ancora viva nelle sue botteghe e un’atmosfera cosmopolita, alimentata da centinaia di uomini che oziano per strada, vicino alla Fortezza da Basso, riscaldati da un tiepido sole invernale.

In realtà, sotto questa immagine rilassata, si nasconde un fermento e una vivacità che vale la pena scoprire: perché è al Pitti Uomo che si dà appuntamento il meglio della moda uomo internazionale, è qui che vengono lanciate le tendenze soprattutto in fatto di street style, è qui che si scopre come indossare quel cappotto a quadri il prossimo inverno.

Abbiamo chiesto a Roberto Massa che al Pitti Uomo 93 ha partecipato non solo come buyers ma anche come rappresentante istituzionale di un’importante associazione di categoria, cosa ne pensasse di quanto respirato a Firenze gli scorsi giorni.

 

tagliatore

 

«Il Pitti Uomo, in questo preciso momento storico, è un argine alla pericolosa deriva del “compro tanto e spendo poco”: quello che è emerso, infatti, scoprendo le nuove collezioni uomo è un ritorno al mondo sartoriale, alla cura dei dettagli, all’attenzione verso ciò che è naturale, dai filati alle tinture. Il Pitti ha sancito, con ancora più forza, un “bel vestire” che esprime il meglio del “made in Italy”, ha riaffermato il ritorno al prodotto naturale e cucito a mano, quel prodotto nato per durare nel tempo e che racchiude, un sapere antico che risale al passato. Il recupero dell’artigianato e dei saperi manuali dà vita a interessanti collezioni menswear, in cui il lato contemporaneo trova spazio nella ricerca di nuovi tessuti e materiali.

Il cappotto resiste e anzi si fa protagonista assoluto del guardaroba del gentleman contemporaneo: la forza è tutta qui, in quel binomio tra forma e funzione, tra luxury e street, che rinnova il concetto del “daily”, arricchendolo di dettagli cuciti a mano e tessuti preziosi, primo fra tutti il cashmere.

Tornano i colori, accesi e brillanti, alcuni dei quali ispirati alla tavolozza di nuance offerta dal mondo naturale, come il marrone, il verde, il blu. Le tinte unite retrocedono e lasciano il passo ai camouflage, ai check, a micro pattern pie – de – poule, mentre le linee dei capi (siano essi un paio di pantaloni che un blazer) sono pulite e senza eccessi.

berwichIn questo caleidoscopico panorama di proposte moda, di grandi maison e giovani designer, la Valle d’Itria si sta ritagliando una finestra sempre più grande: grazie al lavoro di professionisti come Pino Lerario, direttore creativo di Tagliatore, Massimo Gianfrate, a capo del brand Berwich e Mauro Gianfrate, CEO di Hevò, con cui collaboriamo da anni [N.B. le collezioni sono presenti sia nelle nostre boutique fisiche di Martina Franca che nel nostro shop online massaboutique.com] abbiamo riacceso i riflettori sul nostro territorio, da sempre votato al tessile, al “bel vestire” e “sartoriale”. Martina Franca è tornata a essere fucina di innovazione e cambiamento. È come se dietro a un risultato cosmopolita, si celasse un tocco di campanilismo tutto pugliese, una sorta di firma d’autore ben riconoscibile in ogni asola, in ogni rever, in ogni impuntura. A tutti noi il compito di sostenere e valorizzare ogni sforzo che si muove in questa direzione.»

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